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RAOUL FOLLEREAU

APPROFONDIMENTI

Raoul Follereau: apostolo dei malati di lebbra

«
Proclamo erede universale tutta la gioventù del mondo. Il tesoro che vi lascio è il bene che io non ho fatto, che avrei voluto fare e che voi farete dopo di me». Questo è l’impegnativo testamento di Raoul Follereau, l’apostolo dei malati di lebbra, morto il 6 dicembre 1977 a Parigi.
Un laico cattolico molto impegnato in tante battaglie:  Raoul  Follereau di bene ne ha fatto moltissimo, mettendo a buon frutto i suoi talenti di poeta, oratore, giornalista ma soprattutto il suo grande cuore e la sua intelligenza illuminata dopo l’incontro sconvolgente con alcuni lebbrosi laceri, deformati, affamati in un deserto africano.

Il «gesto fraterno» di Follereau per i lebbrosi, «
la più sofferente minoranza oppressa del mondo », è stato quello di compiere 32 volte il giro del mondo, visitare 95 Paesi ed abbracciare migliaia di lebbrosi, portando speranza in luoghi di morte e sollecitando molte coscienze dall’Onu all’Assemblea Nazionale francese a formulare leggi, ordinanze e regolamenti per ridonare ai «lebbrosi» libertà giuridica e cure adeguate. Nel 1954 Follereau lancia la Giornata Mondiale dei malati di Lebbra, «un immenso appuntamento d’amore» celebrato in circa 150 Paesi per ridare dignità ai più poveri tra i poveri, ricordati così nella preghiera «Signore, abbi pietà di tutti i poveri del mondo. Abbi pietà dei lebbrosi, ai quali Tu così spesso hai sorriso quand’eri su questa terra». Follereau, che ha alleviato le sofferenze di milioni di ammalati di lebbra con l’aiuto di molte associazioni a lui dedicate, è però ben cosciente che «la battaglia della lebbra non è che un primo capitolo di questa lotta che tutti dobbiamo ingaggiare contro quelle vere lebbre, ben più contagiose, della lebbra, e che sono la miseria, la fame, il fanatismo, la vigliaccheria...». Ed allora il poeta lancia con veemenza il suo «J’accuse»: «Signore ecco i veri lebbrosi, gli egoisti, gli empi, coloro che vivono nell’acqua stagnante, i comodi, i paurosi, coloro che sciupano la propria vita. Signore, ecco i veri lebbrosi,coloro che ti hanno crocifisso».

      


In una società dove l’«avere» sembra più importante dell’«essere», dove l’«apparire» non importa a quale prezzo offusca l’intelletto di tanti sprovveduti, dove ci si interroga con superficialità su «vita e felicità», Raoul Follereau ci parla ancora con la sua vita coraggiosa all’insegna del Bene, lasciandoci la sua preziosa ricetta: «
La vostra felicità è nel bene che farete, nella gioia che diffonderete intorno a voi, nel sorriso che farete fiorire, nelle lacrime che avrete asciugato».

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