Il pelliginaggio del 20-02-2011 - Sito della Parrocchia Sant'Andrea di Cordovado PN

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Il pelliginaggio del 20-02-2011

APPROFONDIMENTI > Mauthausen

Inseriamo qui di seguito alcune riflessioni dei giovani della prima superiore al pelligrinaggio a Mauthausen del 20-02-2010




Dopo il lungo viaggio siamo arrivati al Lager di Mauthausen. Appena sceso ho visto questa fortezza fortificata da mura alte e rete spinato. Appena siamo entrati c’era un cortile, con alla fine una scalinata che portava ad un piano superiore. Abbiamo attraversato il cortile e salito le scale, arrivati al piano superiore abbiamo trovato alla nostra sinistra gli uffici delle “SS” e alla nostra destra una porta con accanto un cancello.
Ci siamo entrati e c’era un cortile molto lungo con alle estremità delle baracche, in cui dormivano i prigionieri. Mi hanno colpito molto le fotografie che abbiamo visto all’interno di queste baracche. Poi abbiamo camminato sulle scalinate dove gli Ebrei portavano sulla schiena massi di 50 chili.
Risaliti abbiamo mangiato dentro gli uffici delle “SS”.
Infine abbiamo fatto la messa all’interno della chiesa del lager.
Tesolin Federico









La giornata al lager di Mauthausen è stata molto lunga ed anche molto profonda e ricca di significato. È stato molto triste vedere le immagini di tutte quelle persone che hanno subito la tortura di quel lager, ridotti senza niente, privati di ogni loro bene, spogliati e denudati, costretti a vivere in situazione irragionevoli. Oltre a questo è stato un momento di ricordo e di orazione nei confronti di molte persone e in special modo di quelle 500 persone che hanno lottato per la libertà.
Rivedere e ripercorrere le vie attraversate da tutti quegli ebrei è stato molto triste e addolorante, in special modo quando ho visto le doccie a gas, inquietante e allo stesso tempo triste, mi ha fatto riflettere parecchio. Ripensando poi quando abbiamo sceso e poi risalito la cosiddetta “scala della morte” è stato molto importante e significativo, pensare a tutte quelle persone che tutti i giorni, trasportavano per 300 lunghi scalini al freddo, pesanti blocchi, per giorni e giorni fino a quando non arrivavano allo stremo delle loro forze.
Una frase mi ha profondamente colpito è stato quando don Roberto ha detto che le persone che morivano nel campo erano di più d’estate che d’inverno al freddo, perché d’inverno, quando c’è Natale, le persone avevano un motivo per vivere, d’estate, non avendolo, si lasciavano andare. Molto importante e allo stesso tempo inquietante.
Spero di ripetere in futuro questa esperienza perchè è stata molto significativa e importante.
Innocente Daniele










Già appena arrivati, alle 10.30, mi ha colpito un’immagine: quella della strada che le persone, condannate ad andare al campo di concentramento, dovevano fare a piedi per giunta con gli zoccoli di legno. Mi ha colpito anche l’immagine delle mura del lager: sembrava una fortezza, un castello; in effetti in ogni castello c’era una prigione, e anche lì c’era una prigione. Un’altra cosa mi ha colpito molto: le condizioni e il luogo delle baracche in cui vivevano i prigionieri del lager e anche quello che mi hanno detto: “i prigionieri vivevano in circa una decina in delle stanze piccolissime con un letto a castello fatto in legno affinchè non venissero rubati. Quindi dopo una giornata di intenso lavoro dovevano dormire in 4-5 su un letto di legno con gli zoccoli di legno sotto la testa”. Dopo aver visto queste baracche siamo andati a vedere il “campo della quarantena” dove i prigionieri appena arrivati si sistemavano per 15 giorni prima di cominciare la vera e propria vita del campo. In questa zona 500 russi hanno tentato l’evasione facendo saltare la corrente ma c’era una fonte di corrente elettrica autonoma. Quindi solo pochi riuscirono ad evadere. Dopo siamo andati in una specie di cantina nella quale c’erano i forni crematori. Questi erano messi in funzione dagli stessi prigionieri i quali caricavano i cadaveri su una specie di barella che poi mettevano sul forno che arrivava anche a 1500 c. poi  le ceneri venivano disperse per il campo o gettate in mare. Dopo questa vista spaventosa, abbiamo visto qualcos’altro di altrettanto spaventoso: le camere a gas nelle quali i prigionieri morivano soffocati in pochi secondi ma soffrivano incredibilmente.
Dopo siamo andati sulla scala della morte in cui noi ci siamo affaticati a farle; ma dopo mi hanno detto “voi vi siete stancati a farle così con gli scalini regolari, immaginatevi la fatica dei prigionieri di 30/40 kg che portavano carrelli pieni di pietre pesantissime con degli zoccoli ai piedi e con gli scalini irregolari. Lì abbiamo visto anche il muro dei paracadutisti dove i nazisti gettavano i prigionieri e con ironia li chiamavano paracadutisti. Dopo siamo andati alla santa messa. Dopo siamo andati in corriera dove abbiamo visto il film “Giorgio Perlasca, un eroe italiano”.
Quello che mi è rimasto impresso e che ho visto fino a che punto può spingersi la cattiveria umana. Quello che posso fare io è solo dire “mai più, mai più”.
Chiarot Luca




Credo che Mauthausen sia stata per tutti un’esperienza toccante. E vedere con i propri occhi dove la malignità dell’uomo si è spinta. Foto, testimonianze, non sono paragonabili ad aver visto con i porpri occhi. Questo viaggio è stato quindi un’occasione unica, interessante e che ci ha fatto riflettere. Va bene, durante il viaggio abbiamo riso e scherzato ma quando siamo arrivati abbiamo provato tutti a capire cosa era accaduto in quel luogo. Dobbiamo sperare che l’uomo capisca i suoi errori e non gli faccia più. Io, personalmente, per sconfiggere a ogni male posso aiutare nella quotidianità, pregare e andare a messa.
Bianchini Enrico













Il pellegrinaggio a Mauthausen è stata una bella esperienza. Visitare il campo di concentramento era una cosa nuova, nel senso che non ero mai stata a visitare una cosa nuova, ma allo stesso tempo che fa riflettere molto, per quanto mi riguarda. L’anno scorso ero andata con la scuola a visitare la “Risiera di san Saba” a Trieste e già da lì mi  ero fatta un’idea di come venivano trattati. Dove vivevano, in stanze con letti a castello, tutti ammucchiati, scoperti anche quando vi era molto freddo con la neve. Stare anche fuori con la neve credo che sia stata una cosa allucinante, senza il credo! Bastava vedere noi che eravamo tutti ben coperti e avevamo comunque freddo. Mi sono rimaste impressi alcuni spazi. Tra questi il primo: le tre torri dove le sentinelle vegliavano per far sì che tutto andasse liscio e nessuno cercasse di scappare, anche se era molto difficile tentare di andarsene perché con metri e metri di filo spinato solo pochi ce la facevano. Come ci ha spiegato don Roberto facevano delle scalette, si mettevano uno sopra l’altro e cercavano di fuggire. Tutto questo è potuto accadere perché nei nazisti vi era troppo odio nei confronti dell’altra razza. Odio che secondo me non ha un motivo, per avercela con persone che non la pensano e hanno una religione diversa. È stata una vera ingiustizia. Per essere tutti un’unica comunità si dovrebbe fare in tutto il mondo la pace. Niente più guerre, insulti, ne per quanto riguarda il nostro piccolo bisognerebbe non insultarci, fare prese in giro.
Piasentin Elisa



Appena scesi dalla corriera si potevano vedere le mura del lager di Mauthausen: già da lì mi ha fatto un certo effetto, la prima impressione è stata di inquietudine, pensare di trovarsi proprio nel posto in cui migliaia di persone sono state sterminate mi faceva un certo effetto, e anche riflettere.
Vedere dal vivo il lager non è la stessa cosa di sentirlo raccontare. Appena arrivati la guida ha detto che nonostante il freddo che faceva noi eravamo coperti di molti vestiti mentre i deportati non avevano vestiti, cibo, diritti.
Al minimo sgarro erano condannati a morte, bruciati o soffocati col gas o chissà che terribile sorte.
Mentre percorrevamo la cosiddetta “scala della morte” dove camminavano con enormi pietre sulla schiena sembrava di partecipare alla scena, immaginavo i deportati che marcavano con le guardie appresse, faceva un certo effetto trovarsi lì e mi sentivo in dovere di stare in silenzio per rispetto del luogo. Tutto ciò mi ha fatto pensare che le brutte cose sono altre, non quelle di cui ci lamentiamo noi ogni giorno, che la vera sofferenza non l’ho mai vissuta.
Tutto questo è potuto accadere perché non c’era il rispetto verso gli altri, non si conosceva il concetto di pace e fratellanza e si pensava che certe persone fossero migliori rispetto ad altre. Penso che questo concetto sia il più errato in assoluto, nessuno ha più diritti rispetto  a qualcun altro, Dio ci ha creati uguali con uguali diritti.
Per sconfiggere il male non bisogna rispondere al male, e avere ugualmente rispetto per le persone che te ne fanno, è l’unico modo perché il male cessi.
Santellani Sara










Siamo arrivati là verso le 10.30, e la vista di fuori del campo, il perimetro e struttura, ci ha subito colpiti. Il campo era stato costruito dai primi prigionieri, in cui molti lavorandoci ci morirono. Quando ci siamo avvicinati al portone, si poteva notare che il simbolo nazista era stato tolto dai prigionieri sopravvissuti fino al ’45, dopo la liberazione da parte degli americani.
Subito dopo il portone, c’era il cosiddetto “appelplatz”, cioè la piazza dell’appello. In quella piazza si svolgeva l’appello giornaliero, dove i prigionieri potevano passare ore se non giorni, al freddo con i vestiti miseri, che gli erano stati consegnati casualmente dalle SS. In seguito andammo a vedere le baracche, in cui per ognuna di essa potevano starci molte persone e lo stesso vale per i letti, in cui in un letto di massimo 90 cm, ci dovevano stare più persone.
Dopo di che visitammo un campo, era la quarantena, in cui dei prigionieri russi (500) hanno tentato la fuga, prima mandando in cortocircuito la luce, e quindi scappare al buio, ma per loro sfortuna era presente un meccanismo automatico, e quindi tornò la luce dopo pochi secondi. Questi prigionieri cercarono di scappare per il bosco, ma solo alcuni ci riuscirono. In seguito ci portarono a visitare le stanze in cui avvenivano le peggiori cose: la camera a gas, i forni crematori, le docce.
In seguito andammo alla “scala della morte”, dove ci sono 250 scalini, adesso livellati, ma allora erano tutti di diversa misura. Le SS costringevano i deportati a compiere la scalinata, con un masso nelle spalle. Gli uomini arrivavano a pesare al massimo 40 kg. Arrivando giù notammo la scarpata, in cui a volte le persone venivano buttate giù, per il semplice divertimento delle SS. Quando tornammo su andammo a messa.
La cosa che mi ha più colpito è che molte persone, troppe a conoscenza di queste cose non parlò, non fece niente per fermare questo assassinio di massa. Una testimonianza che mi colpì è stata quella di una signora che raccontava che la madre le diceva: “Se dovesse arrivare uno dei deportati, noi lo nasconderemo”. Hanno compiuto questo gesto a loro pericolo, sapendo che se venivano scoperte venivano ammazzate. Una cosa che mi rattrista è che alcune delle SS è ancora libera da qualche parte del mondo, senza aver pagato per le brutalità che hanno compiuto.
Grillo Greta










Tutto quello che è successo agli ebrei è accaduto perché chi sapeva dei campi di concentramento e sterminio ha fatto finta di non sapere niente, ignorando i fatti. Non penso che ciò possa di nuovo avvenire, perché adesso nessuno più disprezza gli ebrei. L’ho trovato interessante andare al campo di Mauthausen, però anche noioso allo stesso tempo.
Massarutto Marta















La cosa che più mi ha colpito è stata la scala della morte perché non riesco a capire come delle persone possano essere così crudeli da poter mandare una persona, che non riesce nemmeno a camminare per la fame o per le torture subite, come la si può mandare su per 300 scalini e poi a caso buttarli giù per 200 metri d’altezza. Come fa la cattiveria umana a raggiungere dei livelli così alti. Sono rimasto sconvolto nel vedere le condizioni in cui vivevano e vedere le immagini di quei cadaveri tutti uguali, senza più un volto e senza più un nome.
Io mi chiedo come una persona possa prendere un suo ‘pari’ e metterlo dentro uno di quei forni.
Perché alla fine il razzismo non ha fondamenta perché deriviamo tutti da uno stesso progenitore: l’homo sapiens. Quindi il razzismo non è accettabile. Quello che porta a questo fenomeno secondo me è la paura di essere sopravallicati da un popolo più forte e più ricco. Comunque tornando al pellegrinaggio, una cosa che mi ha shoccato è stato vedere le foto e sentire le testimonianze di come era trattati: erano pestati e malmenati dalla mattina alla sera e mangiavano solo un pezzo di pane e un po’ di minestra se eri fortunato che non te li rubassero.
Poi mi ha aiutato anche aver visto quel film al ritorno: “Giorgio Perlasca, un eroe italiano”. Mi ha aiutato perché io così ho capito che non tutti erano dei cattivi ma c’erano anche dei giusti e dei buoni che rischiavano la loro vita per salvarne altre 50/100 e più.
Tutto questo mi ha fatto capire quanto possano essere cattivi e spero che la gente capisca e che non capiti mai più.
Versolato Riccardo









Tutto quello che è successo agli ebrei è stata una cosa tragica, senza pietà, sopra ad ogni limite umana. Guardare quelle immagini mi hanno fatto capire che siamo fortunati al giorno d’oggi, siamo fortunati perché a noi non è successo tutto questo quella è la morte più tragica che si possa immaginare.
Mi hanno tanto colpito le parole delle persone che sono sopravvissute a quella tragedia non oso immaginare come ce l’abbiano fatta. Secondo me è accaduto tutto questo perché in questo mondo ci sono delle persone cattive che non fanno altro che pensare a se stessi, non pensano al bene degli altri, ma pretendono di fare sempre il male perché vogliono sentirsi superiori, per questo è accaduto tutto questo secondo me e spero che non avvenga adesso nel presente e neanche nel futuro … penso veramente che sarà la fine del mondo. Domenica a Mauthausen abbiamo visto i forni crematori
Il pellegrinaggio a Mauthausen è stato per me importantissimo. Ho visto delle immagini che mi hanno fatto veramente capire quanto questi uomini soffrivano e quanta speranza avevano per salvarsi. La cosa che mi hanno più colpito sono state quelle dei forni crematori e soprattutto la rupe, dove i tedeschi lanciavano giù gli ebrei e fatti poi morire. Mi ha colpito anche le parole di don Roberto dove ci ha raccontato un episodio di come buttavano giù dalla rupe gli ebrei, il quale li mettevano in fila da dieci e quello secondo doveva buttare il primo e il terzo buttava il secondo e poi uguale in successione.
Questa esperienza mi ha fatto maturare molto sul mio essere e ho capito veramente quanto questi uomini hanno sofferto. Ho avuto l’ennesima prova di come l’uomo possa essere una bestia e fare queste cose, secondo me questo episodio della storia “umana” può risuccedere.
Adesso racconto la giornata: siamo arrivati al campo e subito siamo andati a visitare le baracche dove dormivano gli ebrei in seguito abbiamo visitato le camere a gas e i forni crematori. Dopo un po’ abbiamo visitato il museo e dopo siamo andati a vedere la rupe. Dopo aver mangiato abbiamo tenuto una messa.
Abbiamo preso il pullman e siamo ritornati a casa vedendo dei film.
Giovanelli Marco








Quella di domenica è stata una giornata memorabile, nonostante la stanchezza per la sveglia in mattinata. Dal momento in cui si è incominciato a vedere i vari filmati e appunto a visitare il campo in me è caduta una grande tristezza perché provavo a immergermi nei panni dei carcerati, dei famigliari che in lontananza soffrivano per essi. In quei posti, a pensarci non sembrava neanche che fossero potuti accadere tutti quegli orribili fatti, anche perché era tutto come “candido”,  perché tutti quegli innocenti abbiano con le loro sofferenze “lavato” i peccati di tutti i soldati malefici che li uccidevano. Penso che dopo questa esperienza io sia cambiato e che prima di giudicare o di aggredire qualcuno devo guardare dentro di me per potermi ricredere e per poter pensare che quello che sto facendo è la radice di tutto ciò che è accaduto con i Nazisti, e successivamente con i comunisti in Russia nei “Gulag”. Al giorno d’oggi, nonostante nei paesi occidentali c’è comunque del razzismo o chi è contro alla razza che non è comune penso che non possa riaccadere perché le varie popolazioni si stanno amalgamando (a livello politico). A livello religioso però esistono molti conflitti, specialmente nei paesi arabi dove la maggioranza è musulmana e i Cristiani non sono ben accetti, molti perseguitati ci sono infatti in quei paesi. Penso che tutto questo possa esser accaduto per gelosia perché storicamente gli ebrei erano abili nel guadagnare soldi e avanti tecnologicamente. Quindi gelosamente i tedeschi hanno inflitto una penna che nessuna forma di vita al mondo merita. Ci sono molti insegnamenti che questa esperienza può fornire, ma un vero cristiano non necessita di queste esperienze perché dovrebbe conoscere già in cuor suo questi insegnamenti; io appunto, non essendo un perfetto cristiano, ho capito che la violenza è un “escalation” di dolore, e che ogni minimo segno può portare a ciò che è accaduto. Fortunatamente questi fatti sono documentabili e tutti possono vederli, quindi meditarli e far in modo di non ripeterli. Ognuno può sconfiggere i mali eliminando i rancori che trova in se stesso e poi eliminare i desideri di vendetta. Se ognuno fa così può rendere il mondo migliore ed elimina le disuguaglianze.
Stocco Stefano



Tutto quello che è successo agli ebrei è stata una cosa tragica, senza pietà, sopra ad ogni limite umano. Quelle immagini mi hanno fatto capire che siamo fortunati al giorno d’oggi, siamo fortunati perché a noi non è successo tutto questo, quella è la morte più tragica che si possa immaginare.
Mi hanno tanto colpito le parole delle persone che sono sopravvissute a quella tragedia, non oso immaginare come ce l’abbiano fatta. Secondo me è accaduto tutto questo perché in questo mondo ci sono delle persone cattive che non fanno altro che pensare a se stessi, non pensano al bene degli altri, ma pretendono di fare sempre il male perché vogliono sentirsi superiori, per questo è accaduto tutto questo secondo me e spero che non avvenga adesso nel presente e neanche nel futuro se no penso veramente che sarà la fine del mondo. Domenica a Mauthausen abbiamo visto i forni crematori e c’erano ancora le ceneri, facevano impressione pensando a tutto quello che era successo e che quelle ceneri erano solo di poveri e innocenti ebrei. Poi abbiamo visto le stanze, i letti erano tutti in legno, erano letti a castello, non so come facevano a dormire perché saranno stati molti scomodi poi dormire in due nello stesso letto è un incubo, con i piedi dell’altro in faccia e viceversa.
Abbiamo visto anche le celle dove li rinchiudevano: erano tutte piccole e malsane. La parte che mi ha più traumatizzata è stata quando abbiamo fatto la scala della morte cioè è una scala che facevano gli ebrei trasportando grossi sassi che pesavano circa sui 50 kg. Fu traumatizzante vedere da dove buttavano gli ebrei nel lago che era tutto ghiacciato, non riesco ad immaginare come facevano alcuni di loro in pieno inverno con tutto il freddo che c’era e con la neve a sopravvivere.
Mi piacerebbe tornarci di nuovo però con una visita più approfondita anche se questa volta mi è bastata ma vorrei ritornarci magari quando sarà bella stagione con il caldo.
Ruth Ester




Foto gentilmente concesse da Giovannelli M.

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