Presentazione lavori - Sito della Parrocchia Sant'Andrea di Cordovado PN

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Presentazione lavori

APPROFONDIMENTI > DEDICAZIONE DUOMO

Presentazione dei lavori eseguiti da parte dell'arch. Stefano Forte

Questa sera celebreremo l’Eucarestia in uno spazio nuovo, rinnovato.
Sicuramente i cambiamenti che per la prima volta vedete questa sera non sono nati per un vezzo del parroco, del progettista o semplicemente per cercare di abbellire la chiesa in vista della sua dedicazione ma provengono direttamente dalle indicazioni contenute nei documenti del Concilio Vaticano II che ha voluto un profondo rinnovamento della Chiesa come Popolo di Dio ed anche di conseguenza della casa in cui si trova a rinnovare ogni giorno il sacrificio eucaristico, l’eterna alleanza tra Dio e i suoi figli.
Fino ad un paio di settimane fa una persona che per la prima volta di avvicinava a questo presbiterio percepiva uno spazio pieno, senza una precisa gerarchia degli elementi in esso contenuti. Era una condizione certamente non voluta ma venutasi a creare in parte dall’impostazione pre-conciliare dell’edificio e in parte per l’amore dei fedeli che, nel tentativo di manifestare la propria dedizione al luogo di culto hanno nel tempo riempito oltremodo lo spazio a disposizione.
C’erano le balaustre che, di fatto, delimitavano fisicamente e visivamente due spazi (aula e presbiterio). Nascosto dietro le balaustre c’era l’ambone che in tal modo non riusciva ad emergere ed acquisire la sua giusta importanza. La sede del celebrante era costituita da tre belle sedie collocate sui gradini dell’altare cosiddetto maggiore ed in asse con la custodia eucaristica. L’altare, pur impreziosito dalle formelle in terracotta del Costantini, sembrava creato proprio in funzione di sostegno delle decorazioni e non come mensa per la celebrazione eucaristica. Infine, la giuste necessità di trovare una collocazione ai Santi, testimoni di Cristo e della fede, aveva portato a collocare, sempre sul presbiterio i simulacri di san Francesco e della Madonna del Carmelo.
Questa opera è partita da questa situazione di sovrapposizione di significati e simboli, disomogeneità di elementi e soprattutto tenendo ben presente i documenti del Concilio Vaticano II° che rimettono al centro l’eucarestia nella vita dell’uomo e richiama tutti noi in quanto battezzati, ad essere sacerdoti e vera e propria assemblea celebrante. La celebrazione eucaristica non può essere nemmeno confusa in un semplice rito, una rappresentazione sacra in cui il sacerdote consacrato sia l’unico attore ed il presbiterio la scena teatrale.
Ecco quindi che abbiamo ricominciato da zero ricollocando in primo luogo l’altare che deve essere il vero centro e cuore di tutto lo spazio celebrativo. Citando un bellissimo scritto del 1123 dal Vescovo Bruno di Segni si dice:
“Nell’essere umano il cuore è quello che l’altare è nella casa di Dio. Infatti su di esso, quale altare, si compie il sacrificio di lode e di gioia, su di esso quale altare noi celebriamo il memoriale del corpo e del sangue di Cristo.”
La sua dimensione e forma è stata ricompattata e portata leggermente in avanti affinché potesse emergere meglio ed essere facilmente riconoscibile come centro. È stato nobilitato utilizzando un unico blocco di pietra viva, naturale, plasmata nei millenni dalla natura e valorizzata dall’intervento dell’uomo, dell’artista che ha cercato semplicemente di esaltarne la sua naturale bellezza e forza. Le formelle, riutilizzate come segno di rispetto per la storia e l’arte di questa chiesa, sono state collocate tutt’attorno all’altare in modo da non generare un lato buono ed un retro. Avendole poi incassate nel blocco di pietra sono diventate parte integrante dello stesso assecondandone la sinuosità delle forme.
Poi l’ambone, ovvero l’altare della Parola. Il Concilio ci ha ridato in mano la Bibbia per portarla nel mondo ai nostri fratelli. Ecco allora l’avanzamento fin dentro l’aula a memoria anche dell’antica tradizione della chiesa, anche della nostra di Concordia e Aquileia, in cui l’ambone è cerniera e ponte verso Dio. Non più un semplice leggio ma un luogo fisso, stabile e sacro, degno di ogni rispetto, che sia in grado di “parlare” anche in assenza della celebrazione.
Infine la sede del celebrante posizionata in modo da essere visibile e riconoscibile dall’assemblea e possa essere riconosciuta come il luogo di colui che ci guida e introduce al Mistero eucaristico.
Come potrete osservare tutti i nuovi elementi sono in relazione tra loro e sono stati ricavati da blocchi monolitici di travertino romano il quale è stato scavato e modellato sotto la guida dell’artista Raffaello Galiotto che ha condiviso con me questo progetto. È stato scelto il travertino perché era già presente nella pavimentazione ma soprattutto per il suo colore caldo le sue venature sempre diverse che riescono a dialogare in armonia con l’architettura esistente.
Ancora oggi si discute tra liturgisti, teologi e fedeli se sia stata una scelta del tutto corretta quella di avere rivolto l’altare verso l’assemblea piuttosto che rivolgerci tutti, compreso il sacerdote, verso il sole che sorge, Gesù Risorto. Personalmente credo che questo non sia un problema in quanto Gesù è dentro di noi, in mezzo a noi e questo altare non vuol essere nient’altro che la memoria di questo: Gesù al centro.
Con l’adeguamento liturgico del presbiterio è stato compiuto il primo e più importante  passo verso una revisione degli spazi celebrativi del nuovo Duomo. Il percorso è stato tracciato ed ora, un passo per volta e senza fretta, si cercherà di attuare tutto il progetto in modo che ogni spazio del nuovo tempio abbia il suo significato e la sua funzionalità: si potrà riservare la cappella alla custodia eucaristica, si dedicherà uno spazio votivo alla Madonna, il coro e l’organo saranno parte integrante e guida per tutta l’assemblea.
I cambiamenti a volte possono sembrare dolorosi ma sono utili per rinnovare il nostro impegno e risvegliare la nostra fede.

Stefano Forte

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