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SANTO NATALE 2022



Festa di compleanno del collegio (si chiama Paraiso de los Infantes) dove ogni sabato celebro la messa.
In Parrocchia ci sono OTTO collegi che accolgono dall’asilo fino al termine delle superiori.

Immaginate quando vi parlano di una città come Milano: di certo non mancano palazzi, vie piene di traffico, luoghi d’arte, Duomo e chiese rinomate.

Ovviamente c’è anche una periferia, ma questo particolare entra e poi esce subito dalle nostre considerazioni sulla città che da professori stiamo illustrando ai nostri allievi a scuola.

Di diverso tenore la mia meraviglia quando due suore giovani mi hanno chiesto di partecipare ad un incontro di una assemblea in un barrio, di cui poi ho consciuto il suo nome “Jordàn”, come il fiume Giordano.

Non c’era il tavolo di rappresentanza con la sedia per il Presidente del Barrio, anzi non esisteva neppure la sala delle riunioni, ma il tutto era stato preparato a cerchio con sedie di plastica, all’ombra di un frondoso albero, una specie di pianta assai diffusa nelle zone subtropicali come la Bolivia. Era il mese del forte vento e, a stento, vedevo la segretaria, prendere appunti su dei fogli che, se disattesi, avrebbero preso il volo.

Ma in che parte della città ero capitato? Semplicemente in una periferia dove le case erano ancor distanti l’una dall’altra e dove il centro del Barrio era considerato in uno spiazzo, equivalente ad una campo di calcio, tribune comprese, destinato ad area verde quando il barrio si sarebbe popolato di case e di abitanti, quindi oggetto di strutture per la comunità come: luogo di culto, scuola, centro sociale ed area verde attrezzata per giochi di società.



Un momento della riunione con il Presidente del Barrio


Erano presenti una ventina di persone. Ho ascoltato il Presidente che mi ha dato il benvenuto, la suora che si è presa l’onere di creare presenza cristiana in questa realtà e poi tutti aspettavano la parola del parroco che per i presenti era un’autentica novità, per due motivi:

  • a)      la curiosità di vedere un sacerdote per la prima volta,
  • b)      ipotizzando poi quale novità poteva rappresentare e quali benefici si potevano ottenere da questa persona che ciascuno a suo modo aveva disegnato nei suoi pensieri.

Con i Boliviani non si deve essere sintetici, quindi più si parla più il contenuto del discorso diventa interessante.    
Però vi risparmio “l’intera charla” per arrivare alle conclusioni.

Questa è una lottizzione recente quindi qui entreranno quanti comperano il terreno e questi non sono necessariamente di Santa Cruz intesa come regione, ma arrivano  da  luoghi di montagna dove  la  sopravvivenza  è  si’ dura, ma è anche garantita nell’essenziale, che però non offre quelle pospettive a cui i giovani sono lusingati navigando sul  “cellulare”.

  • E’ facile, sorattutto nell’ambiente giovanile che non ha approdo al lavoro, che si cerchino alternative dannose. Infatti, rientrando in canonica, mi hanno subito informato che da quella zona si sono formate bande di “Pandilla” che, pur di recuperare soldi, sono disposti a tutto, anche alla violenza. Quindi strutturare un barrio, a questo punto, era una cosa indispensabile, prima che la malavita diventi una delle normalità.

  • Iniziare a determinare un piazza, con una sala plurifunzionale (catechismo, assemblee di Barrio, luogo per motivi medici come “vaccinazione”… e, perché no: anche di preghiera soprattutto nelle novene ai defunti e alle festività a loro molto care). E’ indispensaile dare l’orgoglio di appartenenza perché la gente apprezzi il suo habitat.

  • Se c’è la condivisione e l’impegno degli abitanti, può essere possibile iniziare l’opera il prossimo anno.



  • Incontro, in parrocchia, sul retro la chiesa, con i Preti della Forania

    Rientrando a El Quior, dove c’è la mia residenza, con le due suore abbiamo commentato: essere missionari, significa andare dove ti porta lo Spirito, (così come è avvenuto al Diacono Filippo con un etiope, l’eunuco della Regina Candace -Vedi Atti degli Apostoli 8, 26-39-) per  incontrare la persona o colui per il quale Gesù è venuto in questo mondo.  E poi, se il Signore apre una strada perché possa essere conosciuto, è un segno che lo Spirito dà credito alla missione a cui siamo chiamati.

    Ma certamente voi sarete curiosi di conoscere la vita in missione e le opere che si sono realizzate oltre, ma soprattutto, quanto la gente risponde alla presenza del Missionario.


    Una nuova chiesa:
    chiesa dedicata a San Luca Evangelista costruita in quest’anno nel Barrios “Los Laureles” e che, a dar l’idea della dimensione del territorio parrocchiale, si trova dialmetralmente opposta al barrio di cui parlavo in apertura, distante circa 6/7  Km in linea d’aria.



    La chiesa nel giorno della benedizione con l’Arivescovo Sergio

    Dopo la sua ultimazione strutturale, ha avuto due momenti significativi:

    1. la benedizione della struttura a cui ha partecipato il vescovo da poco giubilato per età, mons. Sergio Gualberti. La novità della Chiesa per quella gente ha avuto un forte impatto: è la prima costruzione sociale di cui il Barrio può usufruire, ed è destinata a iniziare un processo di integrazione e gli abitatanti già pensano alla scuola e a servizi socio-sanitari.

    2. Ma il momento più atteso per me si è avuto domenica 16 ottobre quando l’Arcivescovo di Santa Cruz, Mons. Rene Leigue, da pochi mesi insediato, è venuto in parrocchia e al Barrios los LAURELES, per la dedicazione dell’altare.

    In quel giorno, in quella celebrazione hanno ricevuto per la Prima volta Gesù Eucaristia una sessantina di ragazzi/e che le suore hanno preparato.
    Un grazie grande all’Arcivescovo mons. RENE’ LEIGUE che, con la sua presenza ha onorato la nostra parroccha e soprattutto l’impegno missionario con cui siamo presenti.



    Una storia che si ripete.

    “C’è una signora, giovane con tre figlie -il marito assente per lavoro e che rientra ogni 20 giorni-, che da più di un mese si trova a letto, con sofferenze non identificabili. Per buona sorte accanto c’è sua sorella che accudisce a lei, all’anziana mamma e alle sue tre figlie”. Un pomeriggio, trovandomi nei paraggi, accompagnato dalla suora mi recai in quella abitazione. Quella casa stava “in piedi” non con colonne di cemento e muri di mattoni, ma vidi che le pareti erano tavole e il tetto, lamiere di zinco. Era un tipico giorno d’estate e la costruzione non aiutava a tener fuori il forte caldo.

    Vidi la giovane signora a letto, sua madre si stava riabilitando da una paresi alla parte destra del corpo, e due figlie che facevano la spola tra camera e spazio verde, per i loro giochi.
    Pregammo il rosario e poi lasciai che la signora mi raccontasse le sue disavventure.

    Un particolare: lei di tradizione cristiana, non le riusciva di dire con la stessa semplicità che teneva contatto con un “brujo”: una specie di stregone, uno sciamano, che con le sue divinazioni assicurava che avrebbe allontanato lo spirito cattivo che si era impossessato in lei. Non le dissi molte parole, solo feci qualcosa di contrario al “brujo”: lui chiedeva soldi e io le ho dato quanto necessario perché potesse essere visitata da un medico.
    Ritornai, come d’accordo, dieci giorni dopo, e già faceva i primi passi. Mi fermai per pregare assieme e prima di lasciare quella signora, ho dato alla sorella un soldino per l’acquisto di carne. Abbiamo scattato la foto che vedete, e ora la signora è ritornata ad essere mamma e sposa con i suoi impegni verso lei, suo marito e le figlie.





    Il panettone natalizio di Paula.
    Tutto prodotto in casa con ricetta “eslusiva” italiana. Ed è ben apprezzato


    Il mio augurio natalizio è una riflessione:
    anche per me si è aperto un mondo grande, che mai avrei conosciuto e sul quale ho ricevuto un mandato.

    La tentazione più insidiosa è quella di adattarmi ad essere struttura, cioè parroco che propone Sacramenti, che cerca con l’aiuto di catechisti di animare la parrocchia in modo che sia una realtà che si fa conosere per le attività che propone, insomma, mi si pedoni l’accostamento, una struttura con basi modello mercantile. “Io ti dò questo se tu hai disponiblità, sia morali che economiche, a riceverlo,”.
    Ma l’essere qui mi obbliga a riflettere che vivo in un mondo diverso da quello che da 2000 anni è abituato a chiamarsi cristiano!



    Giochi con le mamme dei bambini che si preparano
    alla Prima Comunione, in un momento di ritiro spirituale.




    Ricordate SAYDA
    la ragazza a cui abbiamo contribuito al trapianto del rene?

    Non ci vediamo spesso, ma è venuta a farmi visita in parrocchia, il giorno di San Marco e come tradizione vuole,
    abbiamo cucinato e consumato la tradizionale frittata.
    come sta? il suo volto, a forma di luna piena, è l’effetto dei cortisonici che deve assumere per preservarsi il rene.
    Ha il problema che deve prendere ogni giorno medicamenti e ciò comporta spese che solo se lavora può procurarsi il fabbisogno e darsi una vita più dignitosa.
    lei è operatrice medico e quindi si è rivolta ad una struttura ospedaliera.
    Qui l’hanno informata, se mai era all’oscuro, che per essere assunti bisogna avere una particolare tessera.
    Che tutto il mondo sia paese, non è una novità, ma aver toccato con le mani questa prassi, mi ha fatto male.
    Ma la cosa positiva è che ora è stata integrata alla struttura e lavora.








    16 ottobre, dedicazione dell’altare della Chiesa
    San Lucas e Prime (67) Comunioni.


    “Te amo Jesus! Fortaleza mia has sido, solo en Ti encuentro proteccion, me has vivir en confianza, confiar y esperar, llena de gozo mi corazon, por que se que no me fallaras. Tu voz hace eco en mi corazon.
    Es dulce estar junto a ti, me rodeas de tu paz y amor que no se pueden comprender.
    TOMA MI MANO Y NUNCA LA SUELTES. SIEMPRE TE AMARE’
    Cuidame y cuida mis seres queridos”
    (Lettera di Angelica Jimenz, nel giorno della sua  Prima Comunione il 16 ottobre c.a.)


    “Santa Julia” è un Barrio confinante con “Los Laureles” e che si è integrato, nella vita cristiana, con la Capilla San Lucas.
    Qui c’è un gruppo Catechisti, ed è qui  il punto di riferimento per la devozione al “DIVINO NIÑO”.



    A Voi carissimi amici, Buon Natale e felice 2023.
    Vi ringrazio della vostra simpatia e partecipazione alla vita missionaria.
    Vi assicuro che, come insegna il Natale, siamo tutti chiamati ad essere un DONO.
    Ciò riempie di tanta vita, visibile dalla gioia stampata nel volto di tanti FRATELLI BOLIVIANI.
    Con LE FAMIGLIE di Lino-Paula uniti agli amici di Santa Julia: Buon Natale
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    Associazione Gruppo Bolivia: IBAN
    IT35M0890436120052000742619
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